Le regine del cash di Piazza Affari col tesoro in pancia



Caporetto o Waterloo: in ogni caso a Piazza Affari non manca la liquidità in molte società. Un baluardo per gli investitori e un’opportunità per chi si ritrova a bilancio un tesoretto da destinare alle occasioni di acquisto create dal collasso dei prezzi. A vincere il titolo di campione di liquidità a Piazza Affari è Parmalat che a giugno, vantava una cassa di 1,3 miliardi di euro. Un tesoretto che potrebbe presto aumentare grazie alla instancabile attività legale portata avanti dall’ad Enrico Bondi: solo negli Stati Uniti le richieste di risarcimento danni ammontano a oltre 17 miliardi di dollari. Per fine mese è poi attesa la sentenza nella causa contro Citibank (richiesti 2,2 miliardi di dollari), nei primi sei mesi del 2009 dovrebbe terminare il giudizio nei confronti Bank of America (richiesti 10 miliardi) ed entro fine 2009 quello contro Grant Thorton (5 miliardi). Machi punta agli acquisti sono altri: Management & Capitali, per esempio, ha da poco rilevato Lanificio Luigi Botto e Lanificio Fratelli Fila, riuscendo tuttavia a mantenere una liquidità di circa 300 milioni di euro circa. E altri potrebbero seguire l’esempio, come DeA Capital, che a fine semestre poteva contare su una cassa di 262,5 milioni di euro: «Il forte calo dei multipli può offrire opportunità. per acquisizioni così da completare il piano di investimenti, anche se la minore disponibilità di leva finanziaria per i buyout rispetto al 2007 è da considerarsi un vincolo», fa sapere l’azienda. Ma non sono solo le società di investimento a guardarsi intorno. Molte delle più recenti debuttanti possono infatti ancora contare sulle risorse raccolte in sede di collocamento per portare avanti i rispettivi progetti di sviluppo.

Come Best Union che vanta una cassa di 9,2 milioni di euro e vuole «consolidare la posizione sul mercato domestico nei settori del ticketing e dello staffing», spiega a B&F il presidente e ad Luca Montebugnoli. Ma anche Il Sole 240re, che può ancora contare su una disponibilità di 221 milioni di euro, Sat Aeroporto di Pisa (2,1 milioni), Damiani (28 milioni), Ansaldo (163 milioni). All’elenco si aggiunge poi anche El.En, che vanta una cassa di 52 milioni di euro (più della metà dell’intera capitalizzazione) riposta prevalentemente nella controllata Usa Cynosure, di cui il gruppo fiorentino detiene il 23%> del capitale e la maggioranza dei posti in cda. «Utilizzeremo la cassa per crescere, cercando di mantenere il ritmo di questi anni», afferma l’ad Andrea Cangioli. Diverso il caso di Cairo Comunication che, dal collocamento di otto anni fa, continua a mantenere un ricco tesoretto: 63,5 milioni di euro, oggi un terzo della capitalizzazione.

Cassa, visti i tempi poco propizi per nuovi debutti in edicola, che potrebbe essere almeno in parte destinata agli azionisti. E prima di tutto al fondatore Urbano Cairo, che oltre al 72,8% del gruppo editoriale deve pensare anche a rinforzare il Torino Football Club. Euromobiliare ha recentemente stimato un dividendo di 0,18 euro per azione che, ai prezzi di questi giorni, significaun rendimento pari al 10%. Ma l’imprenditore potrebbe anche sorprendere: lo scorso anno ha distribuito 0,4 euro per titolo. Da segnalare poi anche il caso di Maffei, attiva nella produzione di minerali industriali, che dispone di 68,2 milioni di liquidità di euro: un dato superiore alla capitalizzazione del gruppo (56 milioni): «Entro fine mese dovrebbe avvenire la fusione per incorporazione della controllante Gruppo Minerali che detiene l’84,8% del gruppo e a cui fanno capo quattro società per sette unità produttive», spiega una fonte vicina alla società. Da tenere sott’occhio anche le società di Francesco Gaetano Caltagirone: in Caltagirone Editore e in Vianini Lavori cassa e capitalizzazione si equivalgono, mentre in Vianini Industria la cassa supera addirittura la capitalizzazione (88 milioni contro 65). Per di più, alle due gemelle Vianini non viene neppure riconosciuuto il puro valore patrimoniale (571 milioni per Lavori e 114 per Industria).

Eppure si tratta tutto sommato di società industriali con prospettive di espansione in uno scenario di recessione che, almeno in teoria, potrebbe favorire la ripresa della spesa pubblica.

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