DeA Capital - Bilancio 2011 - page 96

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APITAL
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OTE
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SPLICATIVE
Nel caso gli strumenti non siano o non possano essere designati come di copertura sono da considerarsi “speculativi”; in tal
caso le variazioni di
fair value
sono rilevate direttamente a conto economico.
Nel caso di copertura del tipo
Fair Value Hedge
si rilevano a conto economico le variazioni di
fair value
sia dello strumento di
copertura, sia dello strumento coperto indipendentemente dal criterio di valutazione adottato per quest’ultimo. Nel caso di
copertura del tipo
Cash Flow Hedge
si sospende a patrimonio netto la porzione di variazione del
fair value
dello strumento di
copertura che è riconosciuta come copertura efficace e rilevando a conto economico la porzione inefficace.
Opzioni Put su quote di minoranza
In caso di opzioni
put
che non conferiscono accesso effettivo ai benefici economici collegati alla proprietà delle quote di
minoranza, le azioni o quote oggetto delle Opzioni sono rilevate alla data di acquisizione del controllo come “quote di pertinenza
di terzi”; alla quota di terzi viene attribuita la parte di utili e perdite (e altri movimenti di patrimonio netto) dell’entità acquisita
dopo l’aggregazione aziendale. La quota di terzi è stornata a ciascuna data di bilancio e riclassificata come passività finanziaria
al suo
fair value
(pari al valore attuale del prezzo di esercizio dell’Opzione), come se l’acquisizione avvenisse a tale data.
La differenza tra la passività finanziaria a
fair value
e la quota di terzi stornata alla data di bilancio è contabilizzata come
un’acquisizione di quote di minoranza e rilevata nel patrimonio netto di Gruppo. L’effetto dell’attualizzazione non è rilevato
separatamente. Gli eventuali dividendi pagati ai soci di minoranza sono rilevati nel patrimonio netto.
Se l’Opzione non è esercitata, la quota di pertinenza di terzi è riconosciuta all’importo che sarebbe stato rilevato se l’opzione
non fosse stata registrata; la differenza tra la quota di terzi riconosciuta e la passività estinta è rilevata nel patrimonio netto
di Gruppo.
Impairment (perdita di valore) - IAS 36
Una perdita di valore si origina in tutti i casi in cui il valore contabile di un’attività sia superiore al suo valore recuperabile.
A ogni data di redazione di un bilancio viene accertata l’eventuale presenza di indicatori che facciano supporre l’esistenza di
perdite di valore. In presenza di tali indicatori si procede alla stima del valore recuperabile dell’attività
(impairment test)
e alla
contabilizzazione dell’eventuale svalutazione. Il valore recuperabile di un’attività è il maggior valore tra il suo
fair value
al netto
dei costi di vendita e il suo valore d’uso.
Con riguardo alla determinazione del
fair value
al netto dei costi di vendita di un’attività, lo IAS 36 fornisce le seguenti indicazioni:
• se esiste un accordo vincolante di vendita il
fair value
dell’attività è rappresentato dal prezzo pattuito;
• se non vi è alcun accordo ma l’attività è commercializzata su un mercato attivo, il
fair value
è rappresentato dal prezzo di
offerta attuale (quindi puntuale alla data della valutazione e non sulla base di prezzi medi);
• se non vi sono prezzi rilevabili su mercati attivi occorre determinare il
fair value
sulla base di metodi valutativi che
incorporino le migliori informazioni disponibili, ivi incluse eventuali transazioni recenti sulla stessa attività, previa verifica che
non siano intervenuti significativi cambiamenti nel contesto economico tra la data in cui sono avvenute le operazioni prese in
considerazione e la data della valutazione.
Con riguardo alla determinazione del valore d’uso, esso è definito dallo IAS 36 come il valore attuale dei flussi finanziari futuri
che si prevede abbiano origine da un’attività. La stima del valore d’uso deve incorporare i seguenti elementi:
• una stima dei flussi finanziari futuri che l’impresa prevede derivino dall’attività;
• aspettative in merito a possibili variazioni del valore o dei tempi di tali flussi finanziari;
• il valore temporale del denaro;
• altri fattori quali la volatilità del valore e la mancanza di liquidità dell’attività.
Per maggiori informazioni circa la determinazione del valore d’uso di rinvia all’appendice A dello IAS 36. Tuttavia gli elementi
centrali per la corretta stima del valore d’uso sono: un’appropriata determinazione dei flussi finanziari attesi (per i quali risulta
fondamentale il
business plan
della partecipata) e la loro collocazione nel tempo, nonché l’applicazione di un corretto tasso di
attualizzazione che tenga conto sia del valore attuale del denaro, sia dei fattori di rischio specifici dell’attività da valutare.
Nella determinazione del valore è comunque importante:
• basare le proiezioni dei flussi finanziari su presupposti ragionevoli e sostenibili in grado di rappresentare la migliore stima
effettuabile delle condizioni economiche che esisteranno lungo la restante vita utile dell’attività;
• basare le proiezioni dei flussi finanziari sul più recente
budget
/piano approvato dall’impresa partecipata, che tuttavia deve
escludere eventuali flussi finanziari in entrata o in uscita futuri che si stima derivino da future ristrutturazioni o miglioramenti
o ottimizzazioni dell’andamento dell’attività. Le proiezioni fondate su questi
budget
/piani devono coprire un periodo massimo
di cinque anni, a meno che un arco temporale superiore possa essere giustificato;
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